un problema spesso sottovalutato è che l’attuale modello di business dell’industria dell’informazione tende a impedire la circolazione online delle informazioni ritenute di valore (con la riserva di riproduzione, ma anche limitando l’accesso ad alcuni articoli che sono a pagamento), e a favorire al massimo la diffusione delle informazioni ritenute di nessun valore (titoli catchy, intere sezioni della home page dedicate al clickbaiting, o affidate al native). anche la nostra idea di paywall è molto diversa da quella del NYT, dove non esiste un “bad paper” gratuito che convive con quello a pagamento, e ogni articolo è sempre al di sopra degli standard minimi di qualità: semplicemente, dal decimo al mese che leggi gratis, come un vero dono, i successivi sono a pagamento.

every house is someone else’s Starbucks.

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