Image for post
Image for post

The White Room, istruzioni per l’uso

Tempo fa, con alcuni amici, discutevo della possibilità di organizzare rapidamente sul web degli “Instant Talk Show” su temi di cui si parla molto in rete. Fino a qualche tempo fa era molto facile capire — grazie ai trending topic, per esempio — quale fosse il tema del giorno sui social media, ma non era facile portare fisicamente 3–4 persone in grado di parlarne in un luogo pubblico prima che l’argomento perdesse di attualità e venisse inghiottito dal tormentone del giorno dopo.

Image for post
Image for post

Poi, grazie ad Alberto Farina, ho scoperto Blab.im: una specie di multi-Periscope che permette di organizzare degli instant talk (togliamo la parola show, che mi sembra molto vecchia in questo contesto) appoggiandosi alla rete sociale di Twitter, fissando due distinti livelli di partecipazione:

  1. gli invitati da un host al dibattito in audio/video (fino a 4 per ogni sessione), che potremmo chiamare discussant

Dal punto di vista dell’organizzazione dei dibattiti, la piattaforma (oltre a funzionare tecnicamente molto bene) è molto inclusiva. Di fatto, permettendo a chiunque di intervenire in audio/video se è ancora disponibile uno dei 4 slot, solitamente l’organizzatore fissa un appuntamento da solo, stabilisce un tema, apre la live e da quel momento chiunque può partecipare in audio/video, fino a esaurimento degli slot. Dato che esistono anche i Blab Friends, quello che tipicamente accade è che partecipano alla discussione i tuoi amici, a prescindere dalla loro competenza o grado di interesse nel tema, o disponibilità a rispettare qualche regola per uscire dal seminato. Il risultato, a meno di fissare qualche criterio particolare, è che molte di queste discussioni somigliano a delle simpatiche birrate con gli amici.

Per questo i Blab più interessanti sono quelli che — invece — provano a stabilire dei format, come The Jazz Lounge, che non a caso parte per iniziativa di una conduttrice radiofonica, ovviamente esperta di Jazz e abbastanza abituata a gestire discussioni in diretta.

Proprio per fissare a mia volta un criterio, ho pensato di riesumare un vecchio format, di cui esisteva persino un logo, che avevo discusso qualche anno fa con persone che di format se ne intendono. Così venne fuori l’idea di riunire 3 o 4 persone (soggetti che — a vario titolo — sarebbero stati credibili come discussant sul tema scelto) in una sorta di stanza segreta dalla quale, in streaming, avrebbero esposto le loro idee senza troppi fronzoli, per poi ingaggiare la conversazione in diretta, su twitter, col mondo esterno. Doveva chiamarsi “the White Room” proprio a significare la centralità delle idee nella loro crudezza: niente slide, o prezi, o altri effetti speciali per rappresentarle. La “stanza segreta” era persino stata fisicamente individuata, ma presto ci rendemmo conto che i vincoli logistici e tecnici erano troppi e il progetto rimase sulla carta.

Ora però Blab ci ha offerto l’opportunità di riprovarci, rinunciando all’alone di mistero (peccato!) ma col notevole vantaggio di non dover spostare le persone e di poter davvero capitalizzare il talkabout del momento.

Così, conservando quella specie di logo che risale al progetto originario, ieri sera con Luca Alagna e Giovanni Boccia Artieri ci abbiamo provato con una specie di “numero zero” della nuova versione di The White Room. A cose fatte possiamo dire che — al netto degli ovvi problemi tecnici della prima volta — questa prova iniziale ha offerto buoni riscontri sia come contenuti sia come qualità (e sottolineo qualità) della discussione. Dei numeri — inutile dirlo — ci importa poco, a noi interessa provare le potenzialità di questo nuovo strumento.

Probabilmente non abbiamo inventato noi l’Instant Talk, ma penso che alcuni cardini del format siano stati fissati proprio ieri sera.

Quello che è importante chiarire è che “The White Room” va considerato come una sorta di franchising digitale: chiunque può essere host e quindi organizzare uno di questi dibattiti, a patto di rispettare qualche semplice riferimento operativo (altrimenti torna ad essere blab come tutti gli altri):

  • l’host sceglie un tema di attualità, tendenzialmente legato ai nuovi media o a ciò che domina la discussione in rete nelle ultime 24 ore;

Ovviamente nel nostro primo tentativo, dedicato al “Caso Morandi”, e che potete vedere registrato qui sopra, non siamo riusciti a rispettare tutte queste regole, che infatti vanno considerate “di indirizzo” di fronte alle molte variabili indipendenti che si possono presentare. Ma non sarebbe male se almeno vi fosse una specie di “tensione ideale” dell’host e dei discussant verso questi pochi criteri e riferimenti, in modo che i fruitori — nel tempo — sappiano cosa aspettarsi e come interagire nelle live successive.

Mi auguro a questo punto di vedere qualcuno di voi, magari stimolato da qualche tema caldo in rete, provare a diventare host, prendere il logo e lanciarsi nell’avventura. Non mancherò di seguirvi e di intervenire nei commenti testuali. A volte, confesso, è bello partecipare senza avere lo stress di dover organizzare tutto :)

every house is someone else’s Starbucks.

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store