Quella cosa di fare tweet brevi, a prescindere dal limite dei 140 caratteri.

Quella cosa che piace tanto ai nostri imprenditori social, la cosa di togliere gli articoli, le preposizioni articolate, di sdoganare l’orrido formale.

Quella cosa di scrivere male, pur di scrivere breve. L’implicita, insopprimibile voglia di insultare le parole in quanto tali, perché evidentemente inutili, perché le parole sono perdite di tempo. Quel tempo che forse chi legge dovrebbe immaginare impiegato a produrre di più, creare un posto di lavoro in più, far girare l’economia. Mentre noi, qui, a cercare di scrivere con le virgole, gli articoli, gli spazi dopo i due punti, siamo appunto noi, la vera zavorra del Paese, ovvio.

Ah, e poi ovviamente gli #hashtag a profusione, piantati così in mezzo alla frase, come fanno loro. Che non servono per aggregare le conversazioni, ma sono usati così, ad minchiam, per dare l’idea di essere sul pezzo, di essere nuovi, di essere #avanti. (oops). Quasi sempre per sparare fuffa motivazionale “innovativa”, in sostituzione del fantozziano aziendalese di cui è diretta discendente. Coi biliardini negli open space al posto dei regali di Natale alle figlie dei dipendenti. Coi letti a castello al posto delle vacanze del CRAL in montagna.

Ebbene sempre più scopriamo che questa orrenda cosa, ancor più che agli imprenditori, piace soprattutto ai banchieri, ai finanzieri, e persino ai nostri (ex) Premier, specie quando si cibano di questa simpatica retorica. Che poi è quella, nemmeno così implicita, di chi vince se arriva prima, non importa come.

L’attivismo e la cultura di un fulmineo “fare” che si fermano alla loro enunciazione, con uno stile che vorrebbe essere sintesi quando non è altro che l’ennesima, indigeribile presa in giro. Far capire di essere quelli che “fanno”, magari per “fermare il declino” attraverso un “dire” più breve, un “dire” che insulta le parole. Senza rendersi conto che cedere sulla forma ti si ritorce contro, perché hai una responsabilità, sei stato un cattivo maestro. E non sei più credibile, quando irridi chi oggi ti insegue coi forconi per le sue ovvie sgrammaticature e cadute di stile.

Ecco, io non so quanti danni abbia prodotto il berlusconismo in Italia. Sicuramente li pagheremo ancora per molto tempo. Ma pure questa gente qui non scherza per niente.

every house is someone else’s Starbucks.