Perché la lettera dell’Accademia della Crusca al direttore de “La Stampa” contiene quasi tutto quello che non va nel dibattito pubblico di questo Paese.

L’”ironica rubrica” di Feltri su “La stampa” del 25 Luglio.
  1. La lettera non parte per opporsi alle proposte di Vera Gheno, da tempo riportate in vari articoli e interventi pubblici della stessa. Non riguarda, in prima battuta, la questione nel merito. Marazzini prende carta e penna (è un modo di dire) solo quando un giornale nazionale mette a repentaglio “il buon nome” dell’Accademia per il fatto di attribuire a questa persona una carica che non ha mai rivestito. In questo modo si lascia intendere, in modo del tutto gratuito, che associare il suo nome a quello dell’Accademia pregiudichi in quanto tale il prestigio dell’istituzione.
  2. In tutto il carteggio Vera Gheno non viene mai nominata. E anche questo è un tratto tipico del linguaggio tra soggetti che difendono la loro appartenenza a un Circolo esclusivo, quello — appunto — del dibattito pubblico tra istituzioni: da un lato la stampa, dall’altro la Crusca. Gli unici nomi e cognomi che possono essere fatti sono quelli dei personaggi pubblici, che hanno da tempo piantato la tenda in quel Circolo, o per i meriti acquisiti in decenni di studi (come poi l’Accademia preciserà in un successivo post) oppure per il fatto di essere “assurti agli onori della cronaca”, magari provvisoriamente e comunque a seguito di una decisione strettamente editoriale. Si darebbe quindi per scontato lo spasmodico desiderio di chiunque non ne faccia parte, a mezzo di una qualsiasi polemica, di essere premiati vedendo il proprio nome stampato a chiare lettere in un articolo di giornale, o persino in una lettera ufficiale della Crusca. Cosa su cui credo che Vera possa tranquillizzare l’uno e l’altra: non credo gliene importi un fico secco, come si diceva una volta.
  3. La percezione finale di un ipotetico appassionato casuale, informato a mezzo stampa dell’intera vicenda, non può che essere quella di un clamoroso caso di impostura. Il combinato disposto della rubrica di Feltri e della successiva lettera di Marazzini è infatti che Vera Gheno vada a raccontare in giro, da anni, di essere una “accademica della Crusca”, cosa che non è mai accaduta. Dovrebbe essere compito di un giornalista impedire un equivoco di questo tipo, ma trattandosi appunto non di giornalismo ma di vendita di riso senza lattosio, lo scopo è esattamente ingenerare un equivoco di questo tipo. Se vi aspettate che Feltri o Giannini o Marazzini siano meditando di chiarire questo aspetto magari con una rettifica del tipo “precisiamo che Vera Gheno non ha mai utilizzato il titolo di accademica della Crusca” potete mettervi l’anima in pace: non accadrà mai.

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