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Google Maps: da “around me” a “what’s on around me”.

E’ in corso in questi giorni il roll-out della versione 9.80.2 di Google Maps, quella con le principali innovazioni annunciate alla Google I/O Conference dello scorso mese di Maggio.

Alcune, forse quelle di maggiore effetto, non sono state ancora implementate. Tra queste, la possibilità di utilizzare la vista della fotocamere durante la navigazione, per orientarsi meglio negli ambienti cittadini. Altre, invece, sono già disponibili nell’aggiornamento in corso di distribuzione, come la capacità dell’applicazione di prevedere i locali preferiti sulla base dei dati raccolti dall’utente nell’ecosistema Google.

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Sicuramente l’enorme potenziamento della personalizzazione di “Explore”, che permette persino di far votare gli amici sul locale ideale per una uscita, condividendo una mappa con la lista dei locali “papabili” è l’area in cui Google Maps è cresciuta di più, fino a proporsi come vero e proprio abilitatore della propria street life con gli amici in carne e ossa, quelli da cui secondo alcuni queste diavolerie ci terrebbero lontani.

Ma l’aspetto forse più interessante dell’aggiornamento di Google Maps è l’introduzione della funzione Events, finora limitata all’evidenziazione di chiusure al traffico di alcune vie, e che diventa adesso una sezione standard delle mappe, che iniziano a segnalare tutto quello che accade (o accadrà) intorno a te.

Se trovare gli eventi del giorno in una determinata area urbana era finora una funzionalità pressoché esclusiva di Facebook, che poteva far leva sul già sterminato database di eventi generato dal suo enorme social graph (ciò che sconfiggeva in partenza app dedicate allo scopo, come la pur interessante Evensi) da oggi, contando sul suo altrettanto sterminato ecosistema sociale, la stessa funzione sarà disponibile anche su Google.

La vera novità è che, integrando il database eventi direttamente su Google Maps, che dialoga ovviamente con tutti gli altri touchpoint di Google (Calendar, Mail, Keep, ecc.), potremo disporre di una esperienza che incrocerà le nostre esigenze sociali e le nostre preferenze individuali con tutti i tipici vincoli logistici di una grande città.

Chi vive a Roma lo sa bene: l’offerta di cose da fare è enorme, ma nell’organizzare i propri spostamenti le variabili legate all’accessibilità fisica, al parcheggio, ai mezzi pubblici collegati al luogo prescelto sono importanti quasi come la desiderabilità del luogo o dell’occasione sociale stessa che ci apprestiamo a vivere. Poter razionalizzare tutti questi elementi è un notevolissimo valore aggiunto rispetto a una semplice lista di eventi, dove tocca a noi dover di volta in volta calcolare tutte le variabili in gioco.

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Se non abbiamo pianificato, su Google Maps potremo persino scegliere all’ultimo momento. Oltre a individuare subito quali locali, ristoranti, musei abbiamo intorno sapremo anche quali concerti, festival, manifestazioni, presentazioni di libri eccetera stanno animando i luoghi che sono davvero a portata di mano. E, con la collaborazione dei nostri amici, potremmo anche avere un’idea di quali persone potremmo incontrare.

Come sempre, anche in questo caso Google fa leva non solo sui dati in larga misura inconsapevolmente condivisi dagli utenti, ma anche sulla pratica del vero crowdsourcing che ha permesso, negli anni, di popolare le proprie mappe con Points Of Interest sempre più recensiti, fotografati, dettagliati.

Adesso, per ogni luogo censito sulle mappe, sarà possibile iniziare a popolare il campo “quello che ci succede dentro”. Per le grandi città italiane Google ha già iniziato a “dare il là” in alcuni grandi spazi istituzionali. Ci vorrà del tempo, credo, per coinvolgere una massa critica di proprietari di bar, locali, gallerie d’arte nella compilazione delle proprie attività. Non è ancora chiaro fino a che punto anche in questo tipo di aggiornamenti sarà possibile l’intervento degli stessi utilizzatori. Ma la strada appare segnata, e la sensazione è che non dovremo aspettare troppo per vederla anche adeguatamente lastricata.

every house is someone else’s Starbucks.

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