Di cosa parliamo quando parliamo del plurale di “curriculum”

Si discute da anni della presunta o reale dimensione pubblica delle discussioni online. E’ fuor di dubbio che un thread su facebook o twitter sia tecnicamente pubblico, nel senso che non esiste un ostacolo tecnologico che ci impedisca di essere letti da chiunque.

Ma è anche vero che là fuori, di fatto, non esiste una vera e propria audience, ma solo un potenziale indistinto di perfetti sconosciuti che potrebbero intervenire senza sapere, per esempio, a quale titolo affermiamo qualcosa o sosteniamo una certa tesi. Così come chi nello stresso thread chi ci conosce bene legge ciò che sosteniamo proprio attraverso il filtro di ciò che sa di noi. “A dice X perché è A. se fosse B direbbe Y”. E magari immaginando anche “dove A vuole andare a parare”, sulla base del “vissuto di A”.

Ora, proviamo a isolare per un attimo questa informazione base, e cioè “chi è chi sta parlando”. Questa informazione è a tutti gli effetti, un metadato, cioè una informazione sull’informazione che potrebbe essere preziosa per pesare o ponderare il parere espresso nel merito dalla persona in questione.

Ebbene, la sensazione è che non siamo granché abituati ad usare questo metadato identitario come chiave di lettura per codificare laicamente un punto di vista. Più spesso le discussioni tendono ad allontanarsi dal merito delle questioni, per scivolare rapidamente verso una riedizione digitale del sempiterno “lei non sa chi sono io”.

Per intenderci: discutiamo non con gli argomenti che esponiamo, ma attraverso i titoli che esibiamo, implicitamente ma spesso anche esplicitamente. Prendiamo ad esempio l’annosa questione del plurale di “curriculum” in italiano.

Io mi rifiuto di credere che ci sia qualcuno che preferisca perderci le ore in un thread di persone che si scannano su facebook, invece di andare sul sito della treccani o dell’accademia della crusca per constatare — cosa del tutto normale — che due fonti molto autorevoli possono esprimere punti di vista sostanzialmente diversi.

E allora perché siamo ancora lì a dibatterne? Semplice: perché non stiamo affatto parlando del plurale di “curriculum”, stiamo parlando di noi. Di chi siamo, di quanto abbiamo studiato, di quanto amiamo la lingua italiana, della necessità che su queste cose si pronuncino solo le persone competenti e che ognuno rimanga al suo posto. Oppure, sull’altro versante, di quanto siamo moderni e democratici, della nostra estraneità a una casta di inutili e polverosi letterati, e così via. E il merito della questione finisce seppellito sotto spessi strati di affermazioni identitarie.

L’illusione di avere un’audience, e l’abitudine a pensare che tutto ciò che scriviamo potrà essere usato in futuro contro di noi, per giunta davanti a un pubblico indefinito, ha contribuito a consolidare l’effetto muro contro muro, proprio ciò che speravamo di sconfiggere attribuendo alla Rete il ruolo di abilitatore del dialogo tra pari. Il problema è che troppo spesso, di essere “pari”, di confrontarci per argomenti e non per titoli non ne abbiamo alcuna voglia, anche perché la Rete è lì a rivelarci quanto è brutto il mondo, quanto è pieno di gente ignorante che dovrebbe solo tacere, ascoltarci, prendere appunti.

La cosa affascinante è che proprio chi era attratto da internet come luogo aperto e democratico oggi si lamenta di trovarci gli stessi individui che per decenni hanno sputato sentenze al bar, avendo come fonte “Il Corriere dello Sport” appoggiato sul frigorifero dei gelati confezionati. Evidentemente molti di noi (“che eravamo su Usenet nel 1994") non erano pronti alle “invasioni barbariche”, perché come tali sono state inesorabilmente percepite e vissute.

Concludendo, se dovessi scegliere un buon proposito per il 2015, proverei a imparare a riconoscere la Rete per quello che è: un forum appena più ampio del nostro salotto di casa, in cui si può avere a che fare con le persone dell’estrazione più varia. E in cui, sorprendentemente, potrà capitare di scoprire qualcosa di nuovo e interessante anche da chi magari, in un altro thread, farnetica di scie chimiche o sulle proprietà taumaturgiche dell’eufrasia. Perché questo è il mondo, e infatti questa è la Rete. E se non vogliamo imparare qualcosa dalle persone che ci troviamo dentro, iscriviamoci al Circolo Canottieri Lazio e non parliamone più.

every house is someone else’s Starbucks.

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