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Cosa succederà a Pisa per colpa mia.

Internet sta diventando sempre più simile a quello che per anni è stata la televisione. Questo succede perché la stragrande maggioranza delle persone, quando accede alla rete, automaticamente atterra sulle grandi piattaforme di social networking, che hanno largamente mutuato il loro modello di business da quello televisivo. Anche se in modo molto più sofisticato e attraverso gli algoritmi, si tratta ancora una volta di condizionare la nostra esperienza d’uso in modo da spingerci a visualizzare preferenzialmente certi contenuti. Solo dopo che questa scelta è stata condizionata, quasi come accadeva con i vecchi palinsesti, interagiamo con il contenuto, liberando i dati pregiati che vengono rivenduti agli inserzionisti.

Se l’algoritmo non condizionasse in partenza la nostra scelta, avremmo molta più diversity nella nostra timeline. Questa diversità, questa varietà rispetto ai contenuti, alle idee e ai temi proposti dall’editoria tradizionale, è proditoriamente ostacolata da Facebook e dagli altri social media. Il motivo è semplice: se rimaniamo rinchiusi all’interno delle discussioni dell’agenda dominante interagiamo proprio come vogliono queste piattaforme, correndo come criceti nella gabbia, scatenando il tipo di engagement che permette loro di profilarci nel modo più comodo e gradito agli inserzionisti. Ma soprattutto, una volta imprigionati veniamo disabituati all’idea di uscire, ogni tanto, da Facebook e Twitter. Di andare quindi “Fuori Piattaforma” per inseguire i nostri reali interessi, cercare e magari trovare i contenuti, le idee, i temi che autonomamente potremmo considerare “rilevanti” per noi.

Il vero problema dei nostri tempi, come scrivo da un po’, non sono tanto le fake news, che sono sempre esistite e che internet, se usata bene, permette rapidamente di svelare. Il problema centrale, semmai, è la fake relevance. E cioè la capacità dell’intera industria dei media, vecchi e nuovi, di illudere le persone di essere in grado di stabilire, in modo sincero e disinteressato, cosa è rilevante per loro. Per farlo, con scelte sempre più mirate sia i giornali, sia la tv, sia le piattaforme di social networking lavorano instancabilmente per diseducarci alla scoperta di contenuti, idee, temi alternativi, strumenti essenziali per ristabilire le priorità nella nostra dieta mediatica.

Se almeno una volta su tre, quando i nostri occhi si posano su un qualsiasi schermo, non atterrassimo subito su Facebook e Twitter, ma tornassimo a definire da soli i nostri percorsi di navigazione nell’Open Web, scopriremmo ogni giorno cose splendide e sorprendenti. Sembra incredibile, ma là fuori c’è ancora molta, moltissima vita. Ma per farlo, dobbiamo andare, appunto “fuori piattaforma”.

Ed è proprio Fuori Piattaforma (hashtag #OffThePlatform) il titolo della sezione di Internet Festival a cui sto lavorando. Durante la manifestazione pisana, in programma quest’anno dal 11 al 14 ottobre, ci ritaglieremo due giornate per discutere le reali prospettive di una possibile via d’uscita dai “nuovi palinsesti” imposti dai social media. E per scoprire i più interessanti progetti che si muovono in questa direzione, con modelli indipendenti in grado non solo di attrarre pubblico online, ma anche di incidere nella riscoperta di idee, linguaggi e pratiche indipendenti, fino a modificare le realtà dei territori e delle culture popolari su scala locale e globale.

Grazie alla disponibilità dello staff di IF2018 (vorrei ringraziare in particolare Mirò Acquaviva e Adriana de Cesare, che hanno accolto queste mie istanze e sposato il progetto), in questi mesi ho potuto lavorare con grande libertà al programma di questo “pezzo di festival”, che sarà strutturato in

  • due sessioni di discussione, apparentemente molto seriose, ma che modererò facendo di tutto per renderle divertenti, anche con l’aiuto delle vignette realizzate sul palco, in tempo reale, dal formidabile Joshua Held
  • due spettacoli, uno musicale e uno teatrale, con l’obiettivo di sedimentare queste riflessioni con vere e proprie suggestioni emotive, sperando che ci aiutino a trovare nuove strade nelle praterie dell’Open Web.

Questa la sequenza delle due giornate di #OffThePlatform a #IF2018:

Venerdì 12 Ottobre

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15.00–17.00

Radio Stations as Alternative Culture Activators

Questa sessione sarà un panel internazionale su come le radio comunitarie, sviluppando modelli di sostentamento alternativi, riescono a sfruttare internet come una vera e propria “estensione digitale” della loro azione culturale. Fin dalla loro creazione infatti, la loro esperienza si è dimostrata molto efficace sia nell’esplorazione dei linguaggi che non risentono dei vincoli dei media commerciali, sia nella promozione di culture e agende alternative, sia nella capacità di aggregare, mobilitare e coinvolgere le persone sui territori. Ne parleremo con:

Sami Malki, Outreach Coordinator di CKUT 90.3 FM Montréal, che ci racconterà l’esperienza di questa straordinaria radio canadese.

Andrea Borgnino, responsabile delle Teche di RadioRai, noto anche per essere una sorta di enciclopedia vivente della radio.

Giovanni Boccia Artieri, docente di Sociologia dei media digitali e Internet Studies, e tante altre cose

Tiziano Bonini, massmediologo, studioso ed esperto di radio comunitarie

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17.30–18.30

“La Fuga”, un concerto con Vera di Lecce, l’immaginifica cantautrice pugliese, chitarrista, smanettatrice di campionatori, che a me piace chiamare“storysampler”, accompagnata dalla chitarra noise di Carlo Martinelli.

Sabato 13 Ottobre

15.00–15.30

Keynote: The Post-Web Internet: is this (the future of) Television? — Hossein Derakhshan. Per chi non conoscesse Hossein, si tratta di uno degli attivisti dell’informazione più importanti al mondo, non a caso si è fatto alcuni anni di galera nelle prigioni di Teheran per la sua attività di blogger indipendente, evidentemente non gradita al regime iraniano.

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15.30–17.00

Past is the new future

In questo dibattito esploreremo il panorama delle principali iniziative indipendenti per la preservazione della memoria digitale, e lo faremo con:

Alexis Rossi, Portavoce e Director of Media & Access di The Internet Archive, il più grande archivio digitale indipendente presente in Rete su base volontaria.

Il già citato Hossein Derakhshan, che avrà da dirne parecchie, in materia.

Massimo Mantellini, forse l’unica persona in italia che sento di poter definire autenticamente “blogger” .

Mario Tedeschini Lalli, giornalista, esperto di strategie editoriali digitali e Partner e cofondatore del progetto Offshore Journalism Toolkit.

Roland Sejiko, Documentarista e Direttore Responsabile del Sito dell’Archivio dell’Istituto Cinecittà-Luce.

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17.30–18.30

Pasolini Lives: le visioni profetiche di un intellettuale analogico su una società iperconnessa.

Questa breve rappresentazione teatrale è una specie di follia che abbiamo scritto a 8 mani con Nicola Fanucchi (che la interpreterà sul palco), Carlotta Lucchesi (che la arricchirà con dirompenti elaborazioni multimediali), Alessandro Sebastiani (che ha scritto ed eseguirà la colonna sonora originale) e il sottoscritto. Si tratta di una rivisitazione attualizzata dei brani più fulminanti di Pier Paolo Pasolini, intersecati in un framing audio-video che riattualizza le sue profezie nel contesto mediale e sociale del terzo millennio. Speriamo che funzioni, è una “prima” e sarete un po’ le nostre cavie. Di sicuro lo sarete per me, che non avevo MAI scritto niente per il teatro :)

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Hossein Derakhshan al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia nel 2015

E quindi…

Beh, a me interessa che soprattutto che siano presenti tutte le persone sensibili al problema che vogliamo sollevare, senza la pretesa di risolverlo in 48 ore. Ma anche essere in tanti a ragionarci, e poi magari parlarne insieme a cena o davanti a molti buoni bicchieri, sarebbe un grande successo.

Ci vediamo a #IF2018! :)

Update del 15.10.2018 :)

Queste cose alla fine sono successe, sono andate molto bene, e per i due panel esiste anche la documentazione audio e video, grazie a Radio Radicale, ai seguenti link:

Past is the new future

L’incrocio magico tra il web e le radio comunitarie

Ma non finisce qui: per chi volesse scoprire il real feel del Festival, in questo podcast qui sotto ho raccolto un po’ di suoni dal backstage. Secondo me è persino più interessante :)

Sounds of #IF2018

every house is someone else’s Starbucks.

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